Andrea Longon Ranzato

«Spesso mi chiedo quando sia nata la mia passione per la ginnastica artistica, eppure mai una volta sono riuscito a darmi una risposta! E’ vero che sono passati quasi otto lustri e quindi la memoria potrebbe fare anche brutti scherzi ma, veramente, non ricordo quel giorno, quella prima visita alla palestra oppure ginnasti, movimenti o difficoltà tali da farmi pensare: ecco, questo lo voglio fare anche io!

Non sono stato neppure costretto da mamma o convinto da amichetti che frequentavano quel corso di ginnastica artistica in quella palestra dietro casa: NO, non so quale sia stata la molla scatenante!

Ho invece molto chiara l’emozione che ho provato quella prima volta, così come la sensazione degli anni da ginnasta e poi ancora quelli da tecnico: immaginatevi senza soldi e golosi, o peggio, avidi di creme alla vetrina di una pasticceria! Io quel primo giorno ho desiderato quei dolci, non li ho assaggiati ma ne ho immaginato il sapore e con il pensiero ho gustato tutte le creme al di là della vetrina!  Quel gusto lo sento ancora oggi e mi auguro – o forse, illudo – di riuscire a far gustare quei dolci a tutti quelli che si avvicinano alla vetrina della Nostra pasticceria!»

 

Hai un ricordo dei tuoi primi anni di ginnastica?

 «La ginnastica dei miei anni era totalmente diversa da quella di oggi, anche se agonistica e competitiva! La mia società non era di sicuro tra le più quotate della regione, ma la sua forza era un gruppo numeroso di brocchi che si divertivano a fare ginnastica! Ricordo la mia serenità agli allenamenti e, ahimè, la mia inguaribile, fastidiosa ansia da prestazione nelle gare. Ricordo il male ai muscoli quando ci modificavano la routine del potenziamento o le tecniche da tortura KGB per farmi acquisire maggiore mobilità articolare. Ricordo il nervoso per ciò che avrei dovuto e voluto fare e che invece non arrivava; il male ai piedi per gli arrivi nei sottili tappetini paracadute, che di “paracadute” avevano solo il nome. Ricordo pure la chiacchierata con il mio istruttore nel momento in cui avevo deciso di smettere, salvo poi, un secondo dopo, essermi già coscientemente pentito!»

 

Quando sei entrato a far parte del Corpo Libero Gymnastics Team?

«Sin dalla nascita! Semplicemente Francesco Schiavo, compagno di studi all’ISEF e d’insegnamento in una società padovana di ginnastica artistica, rimase incinto di un’idea! Decise di coinvolgere me e Marina, un’amica e collega in un’altra società di ritmica, per portare avanti insieme la gravidanza! Inizialmente doveva essere il classico centro dove fare ginnastica aerobica e di mantenimento per mantenerci gli studi ma… (le cose capitano perché devono capitare!) successe che i rapporti con la società di cui facevamo parte, dove con ottimi risultati seguivamo un gruppo agonistico maschile (vero Presidente, Mattia Tamiazzo, Mattia Facci e Tommaso Toffanin?), si ruppero irrimediabilmente e dopo le nostre dimissioni i ragazzini decisero di seguirci in capo al mondo!

Ci ritrovammo così nella struttura appena aperta a fare ginnastica artistica. Così ho cominciato in Corpo Libero Gymnastics Team; così e’ nata Corpo Libero Gymnastics Team!»

 

Cosa rappresenta per te la società Corpo Libero Gymnastics Team?

 «Sarà una risposta scontata, ma la sento come una casa; la nostra grande casa con una grande famiglia!»

 

Che tipo di corsi segui durante l’anno?

 «Generalmente seguo i corsi maschili»

 

Quali sono le tue linee guida nell’insegnamento?

«E’ una domanda cui dare risposte tecniche e articolate? no dai…

Sono un po’ maniaco delle regole, dell’ordine e della “pulizia” del movimento; non sempre si riesce a raggiungere questi obiettivi ma non demordo!

Per il resto, poche cose e fatte il meglio possibile, in relazione alle capacita e all’età dei ginnasti!»

 

Scegli un aggettivo che descriva il lavoro di allenatore.

 «Penso che l’aggettivo più corretto per un allenatore sia: APPULATO!

Appassionato, Preparato, Paziente, Umile, Lungimirante, Affamato, Tenace e Organizzato»

 

Qual è la cosa più importante per un ginnasta?

 «Indipendentemente dall’età e dal livello agonistico, un ginnasta deve imparare ad ascoltarsi, a sentire cosa comunica il corpo durante i movimenti e utilizzare queste informazioni/sensazioni per evolvere!»

Desideri per il futuro?

 «Riuscire a essere più APPULATO possibile!»

 

Se dovessi tornare ginnasta, cosa vorresti imparare?

«No grazie, sono contrario al ritorno al passato, io voto il futuro!»

 

Ti viene in mente qualcosa che vorresti dire del tuo lavoro o della tua esperienza in questa palestra?

 «Vorrei dire che è stata colpa loro, colpa delle mie figlie; vorrei dire che loro hanno voluto provare a fare ginnastica e io ho solamente deciso di accontentarle! Vorrei dire che per colpa loro ora ci sono ricaduto, sono nuovamente nel tunnel e desidero “farmi” di ginnastica!

Vorrei ma…. E’ una bugia!

La verità è che la desideravo e mettevo la testa sotto la sabbia, ma la ginnastica mi mancava! Se sono nuovamente “malato” è colpa mia…e anche un po’ del Corpo Libero Gymnastics Team che me ne ha dato la possibilità!»

 

Andrea Longon Ranzato