Fation Freskina

«Credo di aver conosciuto il parkour 6 o 7 anni fa su Youtube, un po’ come tutti al tempo; in Italia ancora non se ne parlava dal momento che probabilmente non c’erano ancora palestre che se ne occupavano.»

Hai un ricordo dei tuoi primi anni di Parkour?

«Iniziai a seguire sempre di più canali YouTube e pagine Facebook che postavano video di parkour, e la cosa mi prendeva; per questo l’impossibilità di praticarlo con un istruttore e in sicurezza mi spinse ad avvicinarmi il più possibile a questa disciplina. La via migliore mi parve quella della ginnastica artistica. Il primo anno ricordo di essere stato allenato da Omar e Davide e credo assolutamente che la ginnastica sia stata un ottimo approccio iniziale, poiché mi ha aiutato a gettare le basi di alcuni movimenti acrobatici fondamentali nel Parkour: la ruota, la rondata, la verticale, il salto avanti e quello indietro.
L’anno successivo alla mia iscrizione la palestra decise di aprire un corso di parkour, probabilmente uno dei primi in Italia, oltretutto in una delle migliori palestre che un apprendista potesse desiderare grazie all’incredibile quantità di attrezzatura di cui già al tempo disponeva; per me questa fu una grandissima fortuna ed opportunità che decisi di sfruttare iscrivendomi al corso, che sarebbe stato gestito da un gran bel fusto, un certo Mattia Facci».

Quando sei entrato a far parte del Corpo Libero Gymnastics Team?

«Il primo anno al Corpo Libero è stato per me uno dei più produttivi a livello sportivo, e a livello di relazioni ho avuto modo di conoscere tantissime persone, molte delle quali sono oggi il fulcro delle mie giornate».

Cosa rappresenta per te questa società?

«Entrando alla Corpo Libero ho avuto modo di scegliere una disciplina che probabilmente praticherò finchè il fisico mi permetterà di farlo; ho avuto anche l’opportunità di conoscere delle bellissime persone, perciò il Corpo Libero Gymnastics Team è stato una grande fortuna».

Quali sono le tue linee guida nell’insegnamento?

«Credo che quando si sta con i bambini/ragazzi si dovrebbe sempre impostare un rapporto basato sul fatto che dall’altra parte abbiamo una persona dalla quale possiamo imparare più di quanto siamo in grado di insegnarle, come atleti e anche come persone. Mi è capitato spesso di migliorare le mie abilità grazie al rapporto con un ragazzo che aveva qualche problema con un movimento specifico.
Aldilà dell’insegnamento sportivo che possiamo dare, credo che noi istruttori, soprattutto per chi ha a che fare con tenere età, abbiamo un’ enorme responsabilità educativa e per questo trovo sia importantissimo mandare certi messaggi ai ragazzi: il rispetto del compagno, non ridere quando qualcuno sbaglia,  non piangere se qualcosa non riesce,  concentrarsi sempre prima di fare un salto. Se è vero che ci si sta divertendo, è altrettanto vero che ci si può fare del male».

Scegli un aggettivo che descriva il lavoro di allenatore.

«Appagante. Vedere che il il tempo speso non è tempo perso penso sia una delle cose che più ti inciti a dare sempre di più, al fine di rendere i tuoi insegnamenti (che altro non sono che le tue esperienze) utili per qualcuno».

Desideri per il futuro?

«Spero tanto che il Parkour cresca sempre di più, e non ci si può lamentare dal momento che le cose penso stiano andando per questo verso. Gli iscritti aumentano, e per fortuna molti di loro sono giovanissimi. L’ attività è sempre più conosciuta, e questa è una condizione necessaria per la maturazione della disciplina in sè. E’ anche vero che per il momento continuiamo ad essere ridotti a “quelli che saltano per i tetti”, ma da qualche parte si dovrà pure iniziare!»

Fation Freskina