Martina Pengo

Quando è nata la tua passione per la ginnastica artistica?

 « La mia passione per la ginnastica artistica è nata proprio qui, alla Corpo Libero Gymnastics Team, fin da piccolina. Avevo 3 anni e mezzo, andavo a portare e riprendere mio fratello Gianluca, in palestra in via dei Colli. Poi si sono trasferiti in via Cà silvestri (l’attuale wellness). Ogni tanto mi fermavo a guardare e a volte anche a fare. All’inizio forse la motivazione era Gian, ma poco dopo è nata questa passione, anche se non del tutto consapevole, vista l’età.

Con il passare degli anni i miei genitori vedevano che mi divertivo, che non volevo più tornare a casa a fine allenamento, facevo ruote e verticali dappertutto. “Che motivo c’è per farle cambiare sport?”- dicevano. Ed è così che iniziarono i miei 15 anni da atleta!».

 

Hai un ricordo dei tuoi primi anni di ginnastica?

 «Certo! Ogni volta che ripenso ai primi anni mi torna in mente che Mattia Facci, allora allenatore, per farmi fare un pennello al trampolino, mi diceva di andare a prendere sul soffitto il vasetto di Nutella.

Un altro ricordo che racconto sempre sono i miei pianti per fare parallele quando ancora eravamo allo stadio Euganeo, sotto le gradinate: erano i primi anni, in cui le uniche parallele che avevamo erano quelle maschili e abbassavamo uno staggio per trasformarle in femminili. In quegli anni solo il nome mi faceva rabbrividire ed è stato motivo di una mia prima debolezza: volevo mollare! Mi piace sempre raccontare questa storiella perché sembra impossibile, ma successivamente è diventato il mio attrezzo. Se ci penso ancora adesso mi viene da ridere!»

 

Quando sei entrato a far parte del Corpo Libero Gymnastics Team?

«Ben 19 anni fa. Da quando ho scoperto questo sport»

 

Cosa rappresenta per te la società Corpo Libero Gymnastics Team?

 «Io sono cresciuta in questa società. La maggior parte del mio tempo tra i 6 e i 18 anni l’ho passato in palestra. È stata la mia seconda “casa”, mi ha fatto conoscere persone fantastiche e le mie compagne di viaggio. In questa società ho pianto, sono caduta e mi sono sempre rialzata, ho riso e ho provato emozioni che non scorderò. Ancora oggi mi dà tanto. Posso dire che rappresenta una grande famiglia, nella quale c’è gente che va e gente che torna. Una famiglia allargata che continuerà a crescere ».

 

Che tipo di corsi segui generalmente?

 «Ho iniziato a insegnare, mentre ero ancora un’atleta, con il prescolare. Poi sono passata alle formative 1 e 2. Da due anni sono passata alle più grandi, con le ragazze delle medie e superiori ».

 

Quali sono le tue linee guida nell’insegnamento?

 « Noi istruttori veniamo presi d’esempio dai nostri atleti e siamo i primi a dover avere un comportamento corretto. Tra istruttore e atleti deve esserci rispetto reciproco, si devono seguire delle regole e non ci devono essere preferenze: tutti sono uguali.

Personalmente richiedo impegno, attenzione, partecipazione e, allo stesso tempo, divertimento. Quello che mi prefiggo sempre è creare il gruppo, nessuno escluso, tutti devono sentirsi importanti e parte di una squadra. La relazione è fondamentale.

Un’altra cosa cui tengo molto è portare i ragazzi a credere sempre nelle loro capacità, a non mollare e a superare i propri limiti e affrontare le paure. Questo sport mi ha dato tanto e insegnato ancora di più; spero sarà lo stesso anche per loro».

 

Attrezzo preferito?

 «Parallele asimmetriche»

 

Scegli un aggettivo che descriva il lavoro di allenatore

 «Fantastico, rigenerante, pazzesco, emozionante, avvincente, favoloso e arricchisce il tuo bagaglio…non c’è un unico aggettivo che lo descriva completamente».

Qual è la cosa più importante per un ginnasta?

 « Ce ne sono tante. Penso che la più importante sia avere fiducia in se stessi. Questo sport e alcune persone che ti stanno intorno potrebbero farti pensare che non ce la fai. Bisogna essere lucidi e avere fede nei propri sogni e obiettivi. CREDERCI!»

 

Desideri per il futuro?

 « Sono all’ultimo anno di università di Fisioterapia, quindi spero di iniziare a lavorare presto; ma il mio desiderio è quello di continuare a portare avanti il mio gruppo. Lasciare l’insegnamento sarebbe un grande dispiacere».

 

Se dovessi tornare ginnasta, cosa vorresti imparare?

 «Se tornassi ginnasta vorrei da subito avere una palestra come quella del Palaindoor: attrezzatissima!».